Freud o l’interpretazione dei sogni. Recensione dello spettacolo

Va in scena al Piccolo Teatro Strehler “Freud o l’interpretazione dei sogni”, dal 23 febbraio a domenica 11 marzo. Regia di Federico Tiezzi, ideato da Stefano Massini, che si è occupato dell’adattamento e della riduzione di alcuni dei principali scritti di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, del quale lo spettacolo mette in scena il percorso per comprendere e penetrare l’inconscio dei suoi pazienti.

Sul palco si susseguono numerosi attori che impersonano i pazienti del professore, interpretato da un Fabrizio Gifuni in ottima forma. Ognuno di loro parla dei propri sogni, dei propri incubi, della propria vita. Lo spettacolo di sviluppa come un continuo dialogo, tra dottore e paziente, tra protagonisti e spettatori, tra psicanalista e il proprio inconscio. Ci racconta, con un ritmo ascendente, di come Freud scavi nel passato e nella mente delle persone che si rivolgono a lui perchè tormentate dai propri fantasmi, che si palesano nel momento in cui siamo più inermi: il sonno. Storie di maltrattamenti, gelosie, amori proibiti, distanze, mancanze, lutti…portano sul palco tutto questo, regalandoci con una performance brillante, un’atmosfera a tratti toccante, a tratti sorprendente, a tratti malinconica. Il tutto incorniciato dalle scenografie, essenziali ma d’impatto, di Marco Colliva, con la direzione tecnica di Marco Rossi, che integra gli oggetti di scena con materiale multimediale, come brevi video, proiettati su un sottile telo trasparente che in alcuni momenti divide spettatori e attori. Ci troviamo all’interno del suo studio, al quale è conferita un’atmosfera onirica e surreale; sembra infatti che lo spettatore sia catapultato nella mente del medico, di cui conosciamo anche i pensieri più profondi e struggenti. Il palco è perimetrato da porte, da cui, anche simbolicamente, i personaggi entrano ed escono. Le musiche, che accompagnano la recitazione, a volte sembrano stonare, ma tendono al creare un sentimento di inquietudine, che avvolge l’intera scena teatrale. La sezione costumistica, affidata a Gianluca Sbiccia, vuole la sua parte nella riuscita del pezzo, che, con abiti e trucchi particolari ed interessanti, aiutano nel delineare l’identità dei personaggi.

L’opera racconta l’elaborazione del metodo a cui Freud arriva per interpretare i sogni. Lo vediamo in una dimensione molto più umana e sensibile di come lo immaginiamo, e capiamo come, cercando di curare gli altri, talvolta curi se stesso. Uno spettacolo che lascia un segno nella mente di chi lo guarda, certamente complesso ed impegnativo, che necessita forse di una minima preparazione per essere compreso ed apprezzato appieno.

Alice Biancardi
(Foto di Masiar Pasquali)

 

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