Intervista alla prima ballerina del Teatro alla Scala Virna Toppi

Quando una passione fa muovere: Gruppo Interesse Musica e Spettacolo (La Scala, 29 marzo 2018. Intervista alla prima ballerina del Teatro alla Scala Virna Toppi a seguito del trittico Mahler 10 – Petit Mort – Bolero)

Davanti alla bellezza il cuore dell’uomo si ridesta e davanti alla potenza della realtà reagisce facendo emergere le domande che lo costituiscono. Se ci si lascia provocare fino in fondo ha inizio l’avventura della conoscenza. Due nostri studenti si sono lasciati interrogare ed alla fine di uno spettacolo hanno audacemente posto delle domande alla prima ballerina Virna Toppi. Buona lettura!

Sono le dieci quando, superato il monumento di Ricordi in Largo Ghiringhelli, ci ritroviamo ad attendere davanti all’ingresso degli artisti, sotto il portico di via Filodrammatici, la prima ballerina Virna Toppi*. Ogni volta che la porta a vetri si apre è un sussulto: la figura sottile da ballerina, quei capelli biondi, quegli occhi chiari potrebbero pararcisi davanti da un momento all’altro e noi le porremo le nostre domande.

Chi ha in mano i fiori da consegnarle, chi un foglietto con scarabocchiati gli interrogativi…

Escono decine di ballerini e ballerine, ma mai la nostra Virna. Qualcuno entra a chiedere; possiamo superare anche noi l’uscio del dietro le quinte del tempio dello spettacolo.

Virna ci aspetta sorridente e un po’ provata dall’ora e mezza di ballo. Tra fiori, complimenti e ringraziamenti presto inizia l’intervista.

Quanto è durata la preparazione del baletto?

Dipende: Mahler1, essendo una creazione nuova, abbiamo iniziato a montarlo intorno a ottobre con uno stacco di un mese e mezzo per La Dama delle Camelie2. Ci è voluto un bel po’ anche perché è il pezzo con più presenze in scena.

Per quanto riguarda Petite Mort3è stata questione di rimontare il materpiece di Kylian4: c’è stato un lavoro di circa un mese.

Per rimontare il famosissimo Bolero5siamo andati alla compagnia di Bejart6a Losanna. È stata la ragazza che ha ballato questa sera il Bolero, Elisabet7, a rimontare il pezzo. È stato bello rivedere lei che è stata nostra insegnante – diciamo – questa sera in scena.

Quanto vi allenate solitamente?

Entriamo a teatro verso le nove di mattina per uscire, se tutto va bene, verso le sette e mezza… anche più tardi.

Sì, abbiamo uno slot di quarantacinque minuti ma ora che togli le punte, togli il tutù, infili la tuta, vai in camerino, ti guardi allo specchio, capisci dove ti trovi e devi ritornare in sala, riinfilarti le punte, il tutù…

Siamo sempre di corsa non facciamo altro che correre.

Noi siamo ragazzi di un liceo artistico e molti di noi aspirano a sublimare i popri ineressi in qualcosa di creativo. Come è arrivata ad essere prima ballerina della Scala?

Fin da quando ero minuscola volevo fare danza: ho insistito per circa tre anni con i miei genitori prima che mi iscrivessero ad un corso alla scuola di danza di Seveso8.

Io avevo gia provato diversi sport e mia mamma credeva che anche il balletto sarebbe stato più un hobby. Poi mi sono fermata alla danza per uno, due, tre anni… alla fine Giusi mi ha detto che avevo le doti per provare all’Accademia, una cosa tira l’altra…

Ho iniziato a sei, sette anni, dai dieci ai diciotto ho fatto l’Accademia. Il primo lavoro l’ho avuto a Dresda in Germania9; poi l’ex direttore che era Vaziev10mi ha richiamato qua. Sono sei anni che lavoro alla Scala.

Dal futuro, anche immediato, cosa si aspetta?

In realtà io vivo molto alla giornata. Credo che il nostro lavoro sia molto particolare; potrebbe accadere di tutto oppure che io rimanga qui per sempre, essendo stata nominata da poco prima ballerina; potrebbe essere che fra qualche anno decida di prendere un’aspettativa e vada da qualche parte o che decida di insegnare prima… non lo so.

Foscolo afferma che “La fama degli eroi spetta un quarto alla loro audacia; due quarti alla sorte; e l’altro quarto a’ loro delitti”11: lei, che è la prima ballerina della scala, cosa ne dice? È veritiero?

É vero, verissimo. Credo che così sia nella vita in generale come in ogni ambito lavorativo: non è detto che per raggiungere un obbiettivo basti l’audacia, la forza di volontà, la passione, la determinazione; dipende moltissimo anche dalla fortuna, dalla sorte, dal fato; da quel fattore che non dipende da noi, dall’essere nel posto giusto al momento giusto. Io, oltre ad aver messo tanto, tantissimo del mio e ad aver fatto sacrifici – oggi ripagati -, ritengo di essere stata molto fortunata.

Note
  • Virna Toppi: nata a Desio (MB) nel dicembre 1992, laureatasi all’Accademia del Teatro alla Scala nel 2011 è entrata a far parte del corpo di ballo della Scala nell’anno seguente, è stata nominata ballerina solista nel 2014 e prima ballerina i primi di marzo del 2018.
  1. Gustav Mahler (7 luglio 1860 Kaliště, Repubblica Ceca – 18 maggio 1911Vienna, Austria) compose la Sinfonia n. 10 in FA#M nell’estate 1910 lasciandola incompiuta.
  2. La Dame aux camélias: baletto tratto dal romanzo edito nel 1848 di Alexandre Dumas figlio (Parigi, 27 luglio 1824 – Marly-le-Roi, 27 novembre 1895), musicato da Fryedryk Chopin (Żelazowa Wola, Polonia 1º marzo 1810 – Parigi, 17 ottobre 1849) e coreografato da John Neumeier (Milwaukee, 24 febbraio 1942). Nella corrente stagione del Teatro alla Scala è stata rappresentata dal 17 dicembre 2017 al 13 gennaio 2018.
  3. Petit Mort: balletto montato da Jiří Kylián nel 1991 per il Festival di Salisburgo in occasione dal bicentenario dalla morte di Mozart scegliendo due suoi concerti per pianoforte e orchestra: il n. 23 in La maggiore, K 488 (adagio) e il n. 21 in Do maggiore K 467 (andante).
  4. Jiří Kylián nato a Praga il 21 marzo 1947 è un coreografo ceco
  5. Bolero: composto da Maurice Ravel (Ciboure, 7 marzo 1875 – Parigi, 28 dicembre 1937) nel 1928 e concepito inizialmente come brano da balletto è stato eseguito la prima volta il 22 novembre dello stesso anno; è stato commissionato dalla ballerina Ida L’vovna Rubinštejn (Kharkiv, 5 ottobre 1885 – Vence, 20 settembre 1960).
  6. Maurice Béjart (Marsiglia, 1º gennaio 1927 – Losanna, 22 novembre 2007), danzatore e coreografo. Una delle sue coreografie più famose è quella del Bolero montata nel 1961
  7. Elisabet Ros: nata a Barcellona nel 1969 ha studiato danza e recitazione all’Instituto del Teatro de Barcelona. Nel 1997 è entrata a far parte del Béjart Ballet Lausanne con cui ha ballato come solista in molti pezzi del coreografo.
  8. Scuola di danza di Seveso: Accademia Musicale Gaetano Marziali istituita nel 1986 dal sindaco della città Giuseppe Cassina. I corsi di danza sono diretti da Giusi R. Bizzozero.
  9. Teatro Semperoper di Dresda: progettato dall’architetto Gottfried Semper (Amburgo, 30 novembre 1803 – Roma, 15 maggio 1879) ed eretto tra il 1838 ed il 1841 per essere riprogettato dal figlio Manfred (Dresda, 3 maggio1838 – Weferlingen, 13 settembre 1913) nel 1878 dopo l’incendio dovuto ai moti rivoluzionari del 1869. Bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale venne ricostruito tra il 1977 e il 1985. La maggior parte delle rappresentazioni sono accompagnate dall’antica orchestra Sächsische Staatskapelle Dresden fondata nel 1548.
  10. Makhar Vaziev nato il 16 giugno 1961 ad Alagir in Russia. É stato direttore di Ballo del Teatro alla Scala dal 2009 al 2016 dopo aver diretto il balletto del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo e per dirigere dopo l’eserienza scaligera quello del Bol’šoj a Mosca.
  11. “La fama…delitti”: passo tratto da “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” di Foscolo in cui il protagonista conversa con il Parini. L’autore fa riferimento con queste parole alle teorie sulla fortuna nelle cose umanedel Guicciardini e di Machiavelli (nel XXV capitolo de Il Principe).

Tommaso Di Pietro e Gabriele Martinelli

 

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