Quando una passione fa muovere: stupiti dalla bellezza dello spettacolo teatrale

Lo stupore è la molla della passione, il colore dell’attenzione. È un’emozione che veicola domande, voglia di conoscere, attesa di altro. E quando qualcosa di bello ci stupisce e diventa parte di noi, ci sentiamo spinti a comunicarlo agli altri.

Grazie alle proposte del progetto GIMS (Gruppo Interesse Spettacolo e Musica) i nostri ragazzi stanno imparando a gustare la bellezza dello spettacolo teatrale, che può essere considerato una delle manifestazioni artistiche più complesse per la molteplicità dei linguaggi implicati: musica, canto, danza, immagine scenografica.

Per condividere con la comunità scolastica la passione che sta attecchendo in molti, pubblichiamo la recensione di uno studente che il 27 gennaio ha assistito con alcuni suoi compagni al balletto Goldberg Variationen: Indissolubilmente isolati.

Le coppette di vetro del grande lampadario affievoliscono il loro lumeggio e così le sfere alternate a ogni ordine. Rimangono in controluce solo le sagome sedute nei palchi e nelle gallerie, poi le tenebre si impossessano anche dei corridoi e avvolgono l’aria.

Restano intorno delle ombre quasi impalpabili dai contorni di luce; il tendone si è alzato. In netto contrasto con il buio circostante è proprio il boccascena: sparsi  per il palco, senza un verso comune ma a uguale distanza tra loro, s’ergono i corpi immobili.

Dal golfo mistico il piano di Alex Botvinov sospira il primo sol. Al centro della scena un primo movimento: solo un braccio, poi due. Il ballerino è seguito da un secondo poco lontano, il secondo da un terzo più in fondo. Il primo, sulle note lente, volteggia si accascia volteggia ancora, ritorna a muovere e guardarsi le mani. Intorno chi, fino ad allora, è stato fermo si allontana a passi larghi. Il palco inizia a svuotarsi. Rimangono i tre e pochi astanti; non si capisce più chi segua e chi conduca. Come nella polifonia bachiana, in cui le melodie si intrecciano, ogni ballerino ha il suo spartito che è accompagnato e sottolineato da quello, diverso, di un altro.

Sul palco si alternano le presenze che s’inseguono, si imitino o siano uniche. Prima estremamente simili, in bianco e nel bianco, di seguito – opposti e necessari l’uno all’altro per il ritrovo dell’ordine – vestiti in colori complementari. I ballerini si incontrano, si affrontano e si accompagnano, rimangono indifferenti, dunque si lasciano.

Alla fine ognuno è solo con se stesso, per quanto abbia ballato (vissuto) con qualcun altro. Noi spettatori abbiamo difficoltà a distinguerli e definirli: ciascuno è indissolubile agli altri rimanendo comunque isolato.

Come le figure passano, s’inseguono, s’alternano, veloci e vorticose o lente, quasi flemmatiche, così saltellano, fuggono, borbottano e si trascinano le trenta variazioni.

I ballerini riescono a parere così vicini, sebbene noi siamo lontani, che si odono i loro passi sulle assi di legno, lo schiocco di dita.

Nella coreografia di Heinz Spoerli, con le scene e i costumi di Keso Dekker, le luci di Martin Gebhardt, tra balli solisti e di coppia, tempi di quiete e altri più movimentati secondo il volere di Bach, tra il bianco accecante e l’ombra (che talvolta invade anche il palco risparmiando solo un cono di luce a produrre per terra  figure terribilmente liriche) si nota quella che potrebbe essere proprio la ricerca dell’ordine iniziale. Una ricerca che si svolge in qualcosa di organico, vibrante su quella musica, in quei corpi.

Finalmente, infatti, tutto torna bianco, nuovamente in quell’ordine non pensato eppure tanto regolare, come fosse dettato dalla natura. Tutto si conclude come è iniziato, in una quiete onirica. Se prima, però, s’era visto il sipario alzarsi con la vita – per quanto immobile – già in scena ora, prima che si riabbassi, i vissuti, sempre largamente, si avviano verso i margini scuri del palco per cessare nel buio.

Gabriele Martinelli  4A

 

 

In scena per la prima volta al Teatro alla Scala dal 25 gennaio 2018 fino al 22 marzo 2018, questa produzione prosegue il fortunato ciclo di balletti su musica da camera che ha approfondito un connubio di grande fascino tra strumento musicale e corpi dei danzatori. Il balletto, creato dallo svizzero Heinz Spoerli nel 1993 a Düsseldorf, e ripreso successivamente con lo Zurich Ballet, vede impegnati primi ballerini, solisti e artisti di punta del Corpo di Ballo scaligero. Al pianoforte Alexey Botvinov, musicista che vanta un primato di esecuzione dal vivo delle Variazioni Goldberg di Bach. 
Pagina WikiPedia delle Goldberg Variations di Bach

 

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