Un nuovo linguaggio per esprimersi: il Laboratorio di teatro di Figura

Il Laboratorio di Teatro di Figura è terminato la prima settimana di febbraio. Per sei pomeriggi alcune studentesse di 1A, 1I, 2A, 2D e 3F hanno affrontato le principali tecniche di animazione sotto la guida di Silvio Oggioni del Teatro del Buratto.

Durante gli incontri abbiamo sperimentato molte tecniche nuove che a volte non comprendevano la mimica del viso e la voce come principali strumenti di comunicazione. Abbiamo lavorato con la maschera neutra, i burattini, i pupazzi, le ombre e persino con  personaggi da indossare. Abbiamo imparato ad esprimerci grazie al nostro corpo, a interagire con gli altri, a parlarci con gli occhi per accordarci, a rendere vivo – animandolo insieme – un oggetto di scena. Grazie a questa esperienza abbiamo inoltre capito come muoverci nello spazio e come dare il meglio di noi stesse per interpretare i nostri personaggi.

Maja Occofer 2D

Nel breve video possiamo vedere le nostre allieve utilizzare l’affascinante linguaggio dell’animazione: Veronelli Chiara e Mottironi Fede di 1A, Adelaide Zuniga 1I, Tesserin Elisabetta e Occofer Maja di 2D, Volpi Asja di 2A, Santoru Maria, Fontaine Chiara e Ferrara Paola di 3F.

Le partecipanti al Laboratorio del Teatro di Figura hanno in seguito comunicato e condiviso la loro esperienza con gli studenti di 1A: durante le ore di Laboratorio Artistico la classe si è confrontata con con l’opera di Joan Mirò attraverso il linguaggio del Teatro delle Ombre. Ne è nato il cortometraggio intitolato Dipingere con la luce (musica di Teho Teardo, “Into the Black, music for Joan Mirò”):

Il Teatro delle Ombre è una antichissima tecnica di Teatro di Figura che pregevoli sviluppi ha avuto ed ha nella cultura orientale, ma che trova interessanti innovazioni e nuove potenzialità tecniche ed espressive anche oggi, nella nostra cultura teatrale. Un piccolo approccio a tale tematica è stato proposto agli studenti del Liceo Boccioni attraverso il corso di avvicinamento al Teatro di Figura appena concluso. I ragazzi hanno potuto incontrare una tecnica relativamente semplice e suggestiva, a “bassa tecnologia” e perciò facilmente riproducibile anche in contesti non teatrali. Affrontando uno spettacolo di ombre si ha modo di sperimentare l’elaborazione di una drammaturgia per sintesi ed immagini, con il supporto o meno di un percorso testuale o anche solo sonoro/musicale.  Una particolare attenzione è rivolta alla ricerca iconografica per la scelta dello stile delle immagini: colore e trasparenze o solo uso dell’ombra nera. Significativa anche la ricerca tecnica da attuare per la definizione dei materiali di costruzione, per la realizzazione dei minimi meccanismi di movimento delle ombre stesse, per la sperimentazione di fonti luminose (da retro o fronte schermo ) e così via. Un percorso quindi che incontra le potenzialità espressive dell’oggetto nel rapporto con le necessità di una narrazione costruita visivamente, ma che è possibile arricchire nell’incontro-confronto con la presenza attorale e testuale di un narratore o di uno o più attori. Basta dunque anche solo un telo bianco e una semplice pila per iniziare un gioco di ombre (come quello delle nostre mani proiettate sul muro che  tanto ci affascinava  da bambini) che ci può portare alle più raffinate proposte di teatro  adulto o “tout public”: un invito ad un gioco dai mille significati, simbolici ed emotivi,  come racconta anche il bellissimo silent-book di Suzy Lee “Ombra” (Shadow),  edizione Corraini.

Silvio Oggioni

 

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